R. WAGNER
Tristano e Isotta
Opera in Tre Atti
MILANO
Stabilimento Musicale Ditta P. Lucca.
24663.
RISTAI E IOTI
Opera in Tre Atti
Parole e Musica
DI
RICCARDO WAGNER
Versione italiana dal testo originale tedesco
DI
A. BOTTO e A. ZANARDINI
DA RAPPRESENTARSI
AL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
- Impresa Fratelli Corti -
Milano
Stabilimento Musicale F. Lucca.
5-88.
DIRITTI DI TRADUZIONE, RISTAMPA
E RIPRODUZIONE RISERVATI
Nella prefazione all'edizione francese dei Quatre poèmes
di opera, il Wagner toccando del modo col quale compose il
suo Tristano, scrive:
Je le congus et je Vachevai lorsque favais déjà compiè-
tement fait la musique oV une très-grande partie de ma te-
tralogie des Nibéliiìigen* Ce qui m' amena à interrompre
ce grand travati, ce fut le dèsir de donner un ouvrage de
proportions plus modestes et de moindres exigences scéniques,
plus facile par conséquent a exècuter et à représenter, et ce
désir naquit en moi d* abord du besoin oV entendre encore,
après un si long intervalle, de ma musique, puis des rapports
encourageants que je recevais de V exécution de mes anciens
opéras en Allemagne, rapports qui me réconciliaient avec
la scène et me rendaient V espoir de voir ce dèsir encore
fine fois accompli. Maintenant on petit apprècier cet ouvrage
d? après les lois les plus rigoureuses qui dècoulent de mes
affirmations théoriques. Non pas qu il ait ètè modelé sur mon
sy stèrne, car favais alors oublié absolument toute théorie ;
tei, au contraire, je me mouvais avec la plus entière liberté,
la plus complète indépendance de toute prèoccupation théo-
rique, et pendant la composition je sentais de combien mon
essor dépassait mème les limites de mon sy stèrne. Croyez-moi,
il ìi'y a pas de fèlicitè supèrieure à cette parfaite spontanèité
de V artiste dans la crèation, et je Vai connue, cette sponta-
nèité, en composant mon Tristan.
PERSONAGGI
TRISTANO
ISOTTA
Il RE di Cornovaglia .
KURVENALDO . . . .
MELÒ
BRANGANIA . . . .
Un Pastore
Sig.r Nouvelli Ottavio
Sig.a Cattaneo Aurelia
Sig.r Silvestri Alessandro
Sig.r Vaselli Giovanni
Sig.r Zola Carlo
Sig.a Spagni Irma
Sig.r Durini Michele
Un Pilota.
Uomini di mare - Cavalieri - Scudieri.
Maestro Concertatore
Mxtrtucci Giuseppe*
4:
AVVERTENZA
Za sovrabbondanza di metri brevi e di rime fitte
è del testo tedesco.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA.
Un padiglione innalzato sulla tolda di un vascello e tutto
ornato con pompose drapperie. Da prima il padiglione è
completamente chiuso nel fondo; da un lato vi è una
piccola scala che va sotto il ponte del vascello.
Isotta è stesa su d' un letto col volto nascosto fra i guan-
ciali. - Brangania rialza un lembo della drapperia e
guarda il mare.
VOCE d'un GIOVANE MARINAIO
(la voce sembra venire dall'alto d'una antenna)
Al Nord rocchio s'affonda,
Al Sud ci porta Fonda
Col venticel
Bel patrio ciel.
Donna errabonda
Ove ten vai?
Sono le tue querele
Che gonfian le mie vele.
Guai per la vagabonda
Esule dell9 amori
Fanciulla guai!
Il tuo viaggio, fanciullate dolor.
ISOTTA
(trasalendo)
Chi irrider m'osa?
a
(gira lo sguardo attonita)
Brangania ! dove siam ?
BRANGrANIA
Un ombra rosa
Vien da occidente;
Leggero e snello
Voga il vascello.
Se quieto è il mare,
Oggi col sol,
Potrem toccare
Il nuovo suol...
ISOTTA
E quale?
BRANGANIA
Il suol di Gornovaglia.
ISOTTA
0 duol !
Non oggi, no! no! guai!
13RANGANIA
Che sento! e perchè mai?
(s'avvicina rapida ad Isotta)
ISOTTA
Vile genìa!
Genìa caduta !
(fra se, con esaltazione)
0 madre mia
L'arte hai perduta
Di dominare
1 venti e il mare?
Magìa! magìa!
Tu non sai più
Che trar dai balsami
Vane virtù.
Or sù! ti desta,
Risorgi ancor,
Poter che occulto
Stai nel mio cuor!
Sorgi al mio accento,
Mugghiante vento!
Furia e tumulto
D'acque e tempesta!
Vortici immani
Degli uragani 1
Sorgi a tuonar,
Torbido mar!
Scuoti dal fondo
L'atro tuo mondo !
Sperdete, o venti
Del bujo ciel
Tutti i frammenti
Del rio vascel.
Piomba o vermiglio
Dardo del tuon !
L'atro naviglio
Io t'offro in don.
BRANGANIA
Ciel! Io previdi questo furor!
(atterrita vicino ad Isotta)
Isotta! Isotta! mio dolce amor!
Qual celasti a me mistero?
Tu lasciasti il suol natio
Senza pianto e senza addio;
Celi in cuor un pensier nero!
Or sei fredda e silenziosa
Come larva che si posa,
Or selvaggia ed irruente
Come povera demente!
Io mi senio inorridire,
Sol pensando al tuo martire.
Apri il cor, piangiamo insieme,
Narra il duol che sì ti preme.
Isolina - mia regina,
Ti scongiura e a te si lagna
La fedele tua compagna.
ISOTTA
Cielo! aiuto! o mio dolor!
(Brangania apre precipitosa le cortine del padiglione}
SCENA II.
Lo sguardo spazia lungo il naviglio fino al cassero dì poppa
e poi nel mare e nell'orizzonte. Nel mezzo del vascello
sono distesi alcuni marinai intorno ad un albero e lavorano
ai cordaggi. Presso alla poppa stanno parimenti sdrajati
alcuni cavalieri e scudieri.
Tristano, ritto colle braccia in croce, guarda meditabondo,
il mare. A' suoi piedi è disteso Kurvenaldo. Dall'alto
dell' altenna si ode ancora la voce del marinajo. Isotta,
il di cui sguardo è fisso su Tristano, parla fra sè con
voce sorda.
ISOTTA
Io lo vidi e lo perder...
Lo salvai, mio schiavo il fei...
Fiero e vii, timido e forte...
L'ho dannato a certa morte.
(a Brangania con un sorriso inquieto)
Dimmi o donna il tuo pensier.
BRANGANIA
Su di chi?
ISOTTA
(accennando Tristano)
Su quel gucrrier,
Che l'occhio a terra
9
Tien fiso ed erra,
Per suo rossor,
Da me lontano;
Di lui favella!
BRANGANXA
Tu parli di Tristano,
Mirabile signor.
Il sol suo nome è stella
Prodigiosa e bella
Di gloria e di valor.
ISOTTA
(ironica)
Ei me fissar non osa
Perch'ei sa che al suo duce
In cambio d' una sposa
Una morta conduce.
Ti par strano - il detto mio?
Vanne a Tristano*
E digli : eh' io
Lo chiamo a me.
Chiedi perchè
Egli finora
Pose in oblìo
La sua signora.
Ei fra gli eroi
Eroe famoso,
È pauroso
D'alzar ver me
Gli sguardi suoi !
Perchè? perchè?
Del vanitoso
Scruta la fè.
QuesV è il mio detto,
Io qui F aspetto.
BRANGANIA
Pregarlo io devo
Di farti omaggio?
Tristano e Isotta 2
10
ISOTTA
Digli che oltraggio
Io non ricevo
Da servo insano.
Io son Regina.
[A un segno d'Isotta Brangania si allontana, passa davanti ai ma-
rinai, traversa il ponte fino alla poppa. Isotta la segue coli* occhio
o move verso il letto)
KURVENALDO
(vedendo Brangania, avverte Tristano)
Vedi o Tristano
Chi s'avvicina?
TRISTANO
(trasale, poi si ricompone)
Chi vien? che vedo? Dama Isolina
La sua servente
Invia pel servo ubbidiente?
Da me che brama?
BRANGANIA
Cavaliere, la mia dama
Vuol vederti e a sè ti chiama,
TRISTANO
Forse la fa languente
Quest'ampio mar?
Gol sole moriente
Noi dovremo approdar.
Ditele che aderir
Vo' al suo desir.
BRANGANIA
Dovete o cavaliere,
A lei venir.
È questo il suo volere.
TRISTANO
Là dove vaporosa
Vedi una plaga in mare,
11
Sta ad aspettare
Il Re la sposa,
E presso al mio signor
10 stesso Y addurrò,
Nè ad altri cederò
Un tanto onor.
BRANGANIA
Sir Tristano, la mia dama
Ora i tuoi servigi brama...
Vieri, mi segui! in questo istante
Vo' condurti a lei davante.
TRISTANO
Dovunque io sia,
La fede mia
11 cor depone
Di questa dama al piò.
Or al timone
Sto del naviglio
Vo' che senza periglio
Giunga Isotta al mio Re.
BRANGANIA
Tristan, mio sire,
Tu mi deridi
Ma, se al mio dire
Tu scherzi e ridi,
D' Isotta mia signora
Ascolta i detti allora:
Isotta impone
Al baldo e vano
Sire Tristano
La sommission.
KURVENALDO
(rizzandosi subitamente)
Vuoi eh' io dia la risposta?
TRISTANO
Sì; rispondi a tua posta.
12
KURVENALDO
Porta a colei
I detti miei:
Tristano in dono
Le porge un trono.
Questo io rispondo
Per farle oltraggio;
Non v' è servaggio
Per chi è sovrano,
È re del mondo
L' eroe Tristano.
Ciò, s'anco mal ti suona,
Porgi alla tua padrona.
(Mentre Tristano tenta con gesti di far tacere Kurvenaldo, e mentre
Brangania si ritira, Kurvenaldo canta con veemenza verso Isotta)
Moroldo venne in Gornovaglia
Per il tributo.
Or egli giace nella boscaglia,
Scheletro muto.
Guai per chi offende.
La nostra terra!
Lo scotto rende
Così Inghilterra.
Tristano il Re del mar
Scotto non dee pagar.
[Kurvenaldo rimproverato da Tristano è disceso nel fondo del vascello;
Brangania è ritornata confusa da Isotta ed ha chiuso il padiglione. '
La ciurma ripete i due ultimi versi della canzone di Kurvenaldo)
SCENA Ut
Isotta s'alza con un gesto di collera e di disperazione.
BRANGANIA
(gettandosi ai piedi d'Isotta)
Ah ! dolor ! fato inumano !
ISOTTA
(sta per iscoppiarc in un impeto d'ira; poi si ricompone)
Che rispose a te Tristano?
BRANGANIA
Taci, ohimè!
ISOTTA
Parla, racconta
BRANGANIA
Mi coprì di sprezzo e d'onta..
ISOTTA
I suoi detti narra a me.
BRANGANIA
Io lo volea
Condurre a te;
Ei rispondea
Questa ironia:
« Ognor la fede mia
D? Isotta porgo al piè.
Or al timone
Sto del naviglio,
"W che senza periglio
Giunga Isotta al mio re. »
ISOTTA
(con amaro dolore)
Vuol che senza periglio
Giunga Isotta al suo re.
Paga Irlanda il tributo
Offrendo Isotta in don.
BRANGANIA
Tristan rimase muto;
E allor feroce e baldo
Rispose Kurvenaldo.
ISOTTA
Gli accenti del ribaldo
Giunser furenti a me.
Di tanta imprecazion
Ti svelo ora il perchè;
Tristan m' invia
La sua canzon,
Ascolta or tu la mia:
Lieve un vascello
Errante e solo
In mezzo al mar correa.
Un giovincello
Da fiero duolo
Trafitto vi giacea.
Isotta allor
Gli diè pronto soccorso
Con lenimenti
D'arcani unguenti,
E gli sanava il morso
Del suo crudel dolor.
Egli il suo nome
Nasconder volle invano,
Io per Tristano
Lo riconobbi, come
Vidi sulla sua lama
D'acciar franta una squama,
Ch' era nel tronco
Del capo monco
Del mio Moroldo estinto,
Che da Tristan fu vinto
E che dovè cader. - Un urlo allor
M' esci dal cor.
E su Tristano
Col ferro in mano
Corsi per vendicare
La morte dell' amante.
Ma il vidi alzare
Lo sguardo errante
Non sovra il dardo
Che avea davante,
Ma tutto nel mio sguardo.
E il suo dolor
Mi giunse al cor.
Mi cadde il nudo acciar
E il giovincel ferito
Mi diedi a risanare,
15
Per far che al patrio lito
Tornasse e al dolce lare.
BRANGANIÀ
Stupor ! quegli è Tristano ! !
Quel moribondo
Gentile e biondo? !
ISOTTA
Lo udisti ora cantar:
»Tristan il re del mar »
E il vago giovincel
Giurò d'esser fedel
Eternamente a me.
Brangania or odi
La fe' dei prodi:
Lui che ho salvato
Da certa morte
Ora è tornato
Superbo e forte.
Sul suo naviglio
Con fiero ciglio
Trascina me,
Figlia d' Irlanda
Sovra straniera landa,
E m5 offre in dono a un re!
Orrenda sorte
Maledizione !
E dannazione !
Obbrobrio! morte!
BRANGANIA
(ad Isotta con tenerezza)
Isolina! o dolce e buona
Mia Regina e mia padrona!
Vien! dà tregua al tuo martirio,
Al tuo sdegno al tuo delirio !
Deh! calma i tuoi tormenti,
Deh! queta i tuoi lamenti.
Tristan ti dona,
Una regal corona.
Ei tale onor
Dà al suo signor;
E té incorona
D' almo splendor.
Eroe leale
Ei ti donò
La porpora regale
E al trono t' innalzò.
Egli ti dà in isposo
Il Re di Cornovaglia;
Nessun guerrier quel prence agguaglia
E di te degno il Re sarà.
Quel glorioso
Gol suo valor
Ogni regnante vince in fulgor.
A un tal sovrano
Chi non darebbe il cor?
Chi non daria la mano
A tanto sposo?
ISOTTA
Come potrei
Cogli occhi miei
Vedermi ognor vicino
E non amata quell'eroe divino?
BRANGrANIA
Ah! tu deliri !
Uom che ti miri
Ti cade ai piè.
17
DJ Isotta il viso,
D' Isotta il riso
È un estasi del ciel ?
Se il giovinetto
Da Isotta eletto
Per qualche ria
Arte o malia
Non sappia amar,
Ben io prometto
Di saperlo ammaliar.
L'arte materna ignori?
Tua madre a me t' unìa
Per far che dolce e pia
Ti guidi e ti ristori.
ISOTTA
Sì, la magìa
Materna io sento!
Ben venga, e sia
Questo il momento.
Sul crudo tradimento
Sia vendetta mortale.
Ora mi porgi lo stipo fatale.
BRANGAN1A
(va a pigliare un cofanetto d'oro, lo apre ed estrae ciò che contiene)
Questo è un liquor di vita.
Tua madre stessa ha ordita
La sua possa vital.
Questo filtro risana ogni ferita,
Questo è un tosco mortai.
Ma il più possente liquor quest' è.
ISOTTA
T'inganni, io lo conosco
Le cifre ho scòrte
Di color fosco.
È il velen che giova a me.
(prende un'ampolla]
BRANGANIA
(spaventata)
Liquor di morte!
GRIDA DELLA CIURMA
He! ha! ho! hè!
All' artimone!
Gira il timone!
ISOTTA
(con terrore)
Cielo! l'orror m'afferra...
Presto tocchiam la terra...
SCENA IV.
aprono le drapperie ed entra Kurvenaldo.
KURVENALDO
Su! donzelle,
Vispe e belle,
Fresche e snelle,
Su ! su ! su !
A dama Isotta io debbo dire
Questo messaggio del giovin sire:
Là sull'antenna altiera
Sventola la bandiera
Gh'è nunzia del vascello
Al regale castello.
Dunque l'alma signora
S' appresti fra brev' ora
A salutare il Re.
ISOTTA
Porta all'eroe Tristano
I miei saluti e di',
Che innanzi al suo sovrano
Io non andrò, se qui
19
Tristan modesto e prono
Non mi chieda perdono
Per una colpa antica
Che a lui mi fea nimica.
E ciò tu stesso
Annuncia ad esso.
Non trarrò il piede mio
Sullo stranio paese
Finch' ei non chiegga oblio
Delle passate offese.
Ed or qui V attendo
Ed or qui pretendo
Ch'esso alla mia presenza
Chieda pace e clemenza.
KURVENALDO
Sarò a Tristano io stesso
Di tue parole il messo.
(si ritira rapidamente)
SCENA V.
Isotta e Brangania.
ISOTTA
0 mia Brangania, addio!
Non rivedrò mai più
Mia madre e il padre mio.
BRANGANIA
E ohe? vaneggi tu?
Vuoi tu fuggir ?
Io ti saprò seguir.
ISOTTA
E non udisti ? attendo
Tristano in questo loco
È il fato mio tremendo.
Tu ci darai tra poco
La bevanda fatale.
BRANGANIA
Qual bevanda?...
ISOTTA
Mortale !
L'aureo calice pieno
Ne porgi di veleno.
BRANGANIA
Che sento o ciel!
ISOTTA
Mi sei fedeli
BRANGANIA
Fato inumano !
ISOTTA
Morrà Tristano !
BRANGANIA
Tristan.
ISOTTA
(ironica)
Berrà il perdono.
BRANGANIA
(ai piedi d'Isotta)
Cielo a te m'abbandono,
ISOTTA
Lascia, o crudel,
In pace il ciel.
»L'arte materna ignori?
»Mia madre a te m'unìa
»Per far che dolce e pia
»Mi guidi e mi ristori.
«Balsami arcani
»Essa mi diè,
21
»E sovrumani
^Succhi fatali.
»Essa mi diè, contro la sorte,
»I1 filtro della morte.
Morte! sia grazia a te!
BRANGANIA
Dolor crudeli
ISOTTA
Il pianto è vano!
BRANGANIA
Pietà Isolina!
ISOTTA
Mi sei fedel!
BRANGANIA
0 del!
KURVENALDO
(annunciando)
Il sir Tristano.
ISOTTA
(con isforzo)
Tristano venga a me!
(Kurvenaldo si ritira. Brangania va verso il fondo)
.SCENA V,I.
Tristano compare e s'arresta rispettoso. Isotta lo guarda
con occhio meditabondo.
TRISTANO
Dimmi o signora,
Ciò che tu brami.
ISOTTA
Tristano ignora
Perch'io lo chiami?
Ei sa qual sia
La brama mia
E perciò mi f uggia.
TRISTANO
Sol per rispetto...
ISOTTA
Arguto detto,
Ma menzogner.
Con duro sdegno
Tu rispondesti quando
Ti giunse un mio comando.
TRISTANO
Credevo indegno
Esser di te.
ISOTTA
Non curavi la sposa del tuo re
TRISTANO
Io per tema ho rispettata
Del mio re la fidanzata.
ISOTTA
Strana fè!...
TRISTANO
No, sacra legge !...
ISOTTA
Giacché ti regge
Tanta virtù,
Ciò eh' io ti dico
Ascolta tu:
Perdon d' un fallo antico
Chieder devi a un nemico.
TRISTANO
Qual nemico?
ISOTTA
Ai falli tuoi
Pensa; è sangue in mezzo a noi,
TRISTANO
Tutto è obbliato.
ISOTTA
Ma non da me.
TRISTANO
Ho giurato
E pace e fede al popolo ed al ciel.
ISOTTA
Mi rammento
Del crudel ,
Del fatai tuo tradimento.
A te il perdono non diedi mai.
Giurò Tristano; io non giurai
E muta ordii vendetta.
Ricordi quando
Su te, Tristan,
Stavo vegliando
Gol brando in man?
Trattenevo il furor
Del braccio feritor.
Fervea nel cuore occulto
Un feroce tumulto.
Il cor morte giurò
E il giuro manterrò.
TRISTANO
E giurasti?
ISOTTA
Vendetta! Io t'ho salvato.
Io ti ho reso baldo e forte,
Per serbarti a un'altra morte.
Le tue sorti or leggi chiare,
Ed il brando sguainato
Questa man dovria vibrare.
TRISTANO
Se a te ancor Morold è caro
Imbrandisci questo acciaro
(estrae la sua spada)
E lo vibra nel mio cuor
Nè pietà ti mova e orror.
ISOTTA
Al tuo sovrano
Onta farei,
Giacché tu sei
L' eroe Tristano,
Il forte e degno
Vassal del re,
Su cui la corte e il regno
Ripongono la fè.
La nuova sposa
Ch'ora tu guidi,
È pietosa,
Mite, fedel;
Non può imbrandir
Ferro crudel !
Il re potrebbe di duol morir.
Tienti la spada, un dì l'ha stretta
L'esil mio braccio per la vendetta
Ma quand' io vidi morente e tardo
Sovra il mio volto fiso il tuo sguardo
Tremò il braccio incapace.
Su ! beviamo alla pace !
i un gesto a Brangania, la quale va ad apprestare la bevanda,
Grida di ciurma al di fuori.)
LÀ CIURMA
Ho hè ! ha hè!
Le vele impenna
Sovra V antenna!
Ho hè! ha hè!
25
TRISTANO
(trasale)
Dove siamo?
ISOTTA
Alla meta.
Tristan, orsù, beviamo,
Vuotiam la tazza lieta.
TRISTANO
Il tacer da te imparai,
Dal mio labbro un detto mai
Sconsigliato irromperà.
ISOTTA
Indago il tuo pensier,
Con me tu non vuoi ber
Alla pace, al perdon.
(Nuovo grido di ciurma. Brangania dà ad Isotta la tazza piena. Isotta
va a Tristano)
Odi echeggiar - di gioia un suon?
Presto sarem - al Re presenti.
Tu gli dirai - cotesti accenti:
« Mio re contempla que' miti rai
Donna più dolce non troverai,
Il fidanzato spensi alla mesta
Poi le ho portato la mozza testa.
Le mie ferite essa molceva,
Quella sua bianca mano poteva
Spegner mia vita, ma non Tosò
La vergin bella. Poi deturpò
L'onor d'Irlanda, la timorosa,
Per diventar tua sposa.
Il suo casto cuore in don
T'offro, o prence, è il guiderdon
D' un calice di pace
Che Isotta offerse a me.
GRIDA DI CIURMA
L' ancora giù !
Le vele su !
26
TRISTANO
(impetuoso)
Sien pronte rancore!
Le vele all' artimone !
Dirizzate il timone!
(prende in mano la tazza)
Conosco dell' Irlanda *
La magica bevanda
Le essenze arcane e i balsami...
A me, quel nappo, a me!
Odi il mio giuramento :
Per Tristan l'onore è fè,
Bevo a Isotta e bevo al re.
In quest'ora un forte io sento
Nel mio cor presentimento:
Bevanda dell' obblio,
(porta la tazza alle labbra)
T' accosta al labbro mio !
ISOTTA
(gli strappa la tazza]
M' inganni ancor?
0 traditor,
Anch' io vo' ber con te.
(beve e getta la tazza. Tutti e due fremono; si contemplano nel foco
dell'amore. Tremano e finiscono per abbracciarsi)
ISOTTA
(tremante)
Tristan !
TRISTANO
(con effusione)
Isotta !
ISOTTA
(gli cade nelle braccia)
Uom senza fè !
TRISTANO
Donna celeste!
LA CIURMA
Sia gloria al Re.
(trombe e oricalchi)
BRANGAN1A
(precipitandosi sul davanti della scena)
Cielo! ahimè! tremenda sorte!
È 1' amor, non è la morte
Ch' io versai perfida e pazza
Per pietade in quella tazza.
TRISTANO
0 vision !
ISOTTA
Illusion !
TRISTANO
T'avea perduta.
ISOTTA
Io ti tradia...
TRISTANO
Soave incanto, dolce malìa !
ISOTTA
Ira fallace, rimorso vano !
TRISTANO
Isotta, Isotta!
ISOTTA
Tristan! Tristano
a 2
Dolce un veleno
Scorre nel sangue !
La vita in seno
Sussulta e langue !
Nuova dolcezza-
Nuova carezza!...
Sparve la lotta
Nel nostro cuor.
Tristano! Isotta!
Nomi d' amor !
(S'aprono le drapperie. Appare il naviglio gremito di cavalieri e ma-
rinai. A poca distanza si vede un castello che sorge dal mare)
BRANGANIA
(alle donne che la seguono)
A me la regia porpora!
(a Isotta)
Donna, ritorna in te !
TUTTI
Evviva! Evviva il Re!
KURVENALDO
(s'avanza vivamente)
- Salve o Tristano
Eroe Sovrano.
In pomposa esultanza
Il Re s'avanza
Solcando la marina...
Ecco! non è lontano
La nave s'avvicina!
TRISTANO
(confuso)
Chi vien?
KURVENALDO
li Re.
TRISTANO
(attonito)
E quale
Re?
TUTTI
Viva! viva! viva!
ISOTTA
Qaal trionfale
Grido m'arriva?
BRANGANIA
L'amor lascia in oblio!
ISOTTA
Brangania, ove son io?
BRANGANIA
Fatai liquor !
ISOTTA
(con terrore}
Tristan !
TRISTANO
Isotta !
ISOTTA
(cade svenuta)
Crudel battaglia!
TRISTANO
Soave, immenso amor!
Sempre vivrò per te.
TUTTI
Sia gloria al Re
Di Gornovaglia!
(si dispongono per ricevere il Re. - Cala la tela}
FINE DELL'ATTO PRIMO.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA.
Cornovaglia. - Giardini davanti agli appartamenti d' Isotta.
Notte d' estate. Ad una porta è appesa una fiaccola.
Fanfara di caccia.
Brangania sul limitare ascolta i suoni della fanfara che
si allontanano. Esce Isotta agitata.
ISOTTA
L' odi tu ancor ?
Già il suon lungi svanì.
BRANGANIA
Sordo rumor
Echeggia ancora qui.
ISOTTA
Sei dalP affanno
Tratta in inganno.
Quel suon vien dal lamento
Delle fronde nel vento.
BRANGANIA
Di tue speranze l'estasi
Ti crea miraggi intorno.
È questo il suon del corno.
31
ISOTTA
Non è lo squillo
Della fanfara,
È questo il trillo
Dell' onda chiara,
Che vien dal queto rio.
Quel suon perchè
Non odo anclr io ?
Bisbiglia ver me
Gentil mormorio.
Se squillan nel piano
Le trombe sonore
Il mio fedele amore
Mi fuggirà lontano.
BRANGANIA
Colui che aspetti ,
Isotta mia,
Un nemico lo spia.
A te gli affetti
Turban la mente...
Deh ! guardati prudente !
Allor che il tuo Tristano
Prendendoti la mano
T'addusse al re davanti;
Allor quando gli astanti
Si chinarono a te,
Disse il buon re
Con pio linguaggio
Che in te appariva fi duolo
Gru del d' aspro viaggio.
Un uomo solo
(Io lo notai)
In Tristan figgeva i rai,
Con beffardo ,
Cupo sguardo
Scrutava nel suo volto
In rei pensier raccolto.
Cosi il trovai
Spesso appiattato.
Ei trama un vile agguato...
Ti guarda da Melò !
ISOTTA
Melò tu temi ? ah no !
Timor falso e vano
Egli è di Tristano
L' amico fedel.
Non saprebbe al mio diletto
Mai Melò esser rubel.
BRANGANIA
Un bieco sospetto
Pur s'agita in me.
Ei getta prudente
La mala semente
"Nel core del Re.
Quest'oggi, alla caccia
Del nostro signore,
Lo strale minaccia,
(Gonvién che tu il creda)
Eccelsa una preda.
ISOTTA
L'astuto Melò
Tal caccia ideò
Per pietà del nostro amor.
E tu il credi traditor?
Credo a sua fè
Più assai che a te,
Ei m' offre ciò
Che neghi a me.
Gessi ornai l'ansia mortale!
Su, Brangania! dà il segnale!
Il segnale dell' amor !
Spegni del cero
L'aspro baglior.
Ci avvolga il mistero
Nel suo tenebror.
Sia tacito e fosco
L' ostello ed il bosco
Nel buio terrore
Esulta il mio cuore.
Tutto il mio sangue avvampa!
Spegni P invida lampa...
BRANGANIA
Della luce odi il consiglio;
Essa t' evita il periglio !
(con disperazione)
Cielo ahimè!
Fatai liquor!
«Io tradii, pur troppo, è ver
«Il sovrano tuo voler.
«S'io sapevo esser più forte
«Or saresti in grembo a morte.
»L' ignominia in cui tu se5,
«Maledetta ! vien da me.
ISOTTA
«Da te? stolto pensieri
»Non sai della Dea Mina
«Il magico poter?
«Essa è dei cuor regina,
«Fantastica e divina,
»Regge ogni sorte:
»E vita e morte.
«Dell'amor tempra la lira
«Sparge il duol, il riso e l'ira
«Folle ! io credea
«Gol velen finir miei di'
«Ma V alma dea
«Non lo volle e l'impedì.
«Tentai la morte
«Con empia mano.
Tristano e Isotta
34
«Mutar mia sorte
»Tu speri invano.
La Dea m' attira
Nella sua spira,
La Dea mi guida,
La Dea m' ispira.
Voglio a lei mostrarmi Ada,
BRANGANIA
Se l'atro liquor
Del vivido amor
Non ti oscurò la mente,
Se ancor veggente
Hai 1' occhio e il cor
Non darmi niego,
Io piango e prego,
Questa chiara facella
- Deh ! brilli ancor
Goll'umil sua fiammella.
ISOTTA
La Dea che in petto
Mi dà l'ardore,
La Dea che in core
Mi dà il diletto,
La Dea, che sola
M' ama e consola,
Vuol che sia spenta
Quell'atra face.
L' ombra agli amanti piace
E il raggio li sgomenta.
Or veglia tu
Pronta laggiù.
(indicando una parte del bosco)
Foss' anche il lume de' giorni miei,
Io con coraggio lo spegnerei.
(Ghermisce la fiaccola e la spagne. Brangania costernata si allontana)
SCENA II.
Isotta attende. Vede Tristano. Tristano entra,
abbracciamenti appassionati.
TRISTANO
Dolce Isolina !
ISOTTA
Tristan diletto !
a 2
Ti stringo al petto !
Gioia divina!
Divino ardore !
Vien sul mio core !
0 visione !
Illusione !
È tuo quel viso ?
È tuo quel riso ?
È tuo quel crin
Vago e divin ?
Sei tu ? son io ?
La vita oblio!
Sogno non è ?
Son presso a te.
Gioia dell' alma
Soave ed alma !
Ebrietà
E voluttà !
Senza fine
Nè confine !
Raggio acceso !
Non compreso !
Sommo vero
Del pensiero !
O dolcezza !
Sacra ebrezza !
Tu mi sveli
Tutti i cieli.
ISOTTA
Mio Tristano !
TRISTANO
Il cor s' india !
ISOTTA
Sempre tua !
TRISTANO
Sì ! sempre mia !
ISOTTA
Fosti o Tristano
Da me lontano.
TRISTANO
Mutò il destino,
* Or son vicino.
ISOTTA
0 lontananza,
Grudel nemica !
Ognor tremanti
Pianser gli amanti.
TRISTANO
0 vicinanza,
Gentile amica!
Mi sei vicina
Dolce Isolina.
ISOTTA
0 schiavo del tuo duce!
Io fui tradita
Dal mio Tristano.
Passavo in truce
Livor la vita.
Un odio insano
Sentia per te.
Nel cor, crudele
Gemea ferita.
Quando il fedele
Morold fu spento,
Parve un tormento
La vita a me.
Il cor con alte grida
Dannava l'omicida,
Sempre era a me davante
L'ombra del morto amante,
E in Tristano gentil
Vedea lo sgherro viL
Allora il giorno
Volli fuggir,
Fuggir lo scorno
Del mio martir;
Spogliar nell'ombra
La vita ingombra
Di tanti mali,
Di tanti strali.
Volli al tuo fato
Unir mia sorte,
Bere il fatato
Vin della morte.
Ma quel fatai liquore
Fu il filtro dell'amore.
TRISTANO
»Per la tua mano,
«Dolce è il morir;
»Dolce a Tristano
»Era il martir.
»Io, presentita
«L'occulta idea,
»Del cuor la vita
»Grià spoglia avea;
»Già fiero e forte
»Bevea la morte.
»Grià nel regno notturno
«Entravo, taciturno.
ISOTTA
»Ahimè! ma il vino
»Fatal mentìa
»E il tuo destino
»Novel n'uscia.
» L'alma tua che amor rapì
«Ridestassi a nuovo dì.
TRISTANO
Adoriam quest'alma notte,
Dove i sogni errano a frotte !
Abborriamo il tetro sol
Che ci danna al pianto e al duol
Fuggiam il raggio,
Vano miraggio;
Cerchiam l'oscura
Notte fedel,
La tenda pura
Del puro ciel.
Chi nei misteri
Fruga del duol
Fugge gii alteri
Raggi del sol.
Il giorno è vana
Pompa cocente,
Pari all'umana
Boria demente.
Il sol somiglia all' uomo
Invidioso atòmo.
Chi d'amor sa la malìa
Cerca te notturna ombrìa.
a 2
(sodati àu d'un banco di fiori nell'estasi)
Vieni a noi notte d'amore,
Spargi oblio su! nostro cuore,
Ne raccogli nel tuo sen,
Là nel cielo alto e seren.
Spente son l'ultime faci
E le voci aspre e loquaci.
Sulle forme delle cose
S'alzan ombre vaporose.
L'alma s' aderge a voi.
È libera dal sol.
Brillali l'ilari fiammelle
Delle miti erranti stelle.
O incantesimo d'amore
0 celeste ebbrietà!
Labro a labro, core a core
Inneggiam la voluttà!
L'occhio mio d'incanto è cieco,
Già svanisce il mondo bieco,
L'aura canta come un eco!
0 sante primizie
Del senso e del cor !
Sublimi delizie !
Novissimo ardor!
(Rimangono come assopiti nell'estasi)
BRANGANIA
(di dentro)
Veglio sola nella notte,
Per chi sogna nell'amor.
1 perigli a frotte a frotte
Van sul capo al sognator.
L'ora fugge, l'ombra è incerta...
State all'erta! state all'erta!
ISOTTA
Odi ! ascolta !
TRISTANO
Vo' spirare!
ISOTTA
Ah! ti scuoti!
TRISTANO
Vo' sognare!
ISOTTA
Già del dì s'apron le porte.
TRISTANO
Vo' dormire nella morte.
ISOTTA
»Luce e morte! son eguali
«Pel mio cor i vostri strali.
TRISTANO
«L'amor santo, l'amor mio
«Questo amor ch'è la mia sorte
»Potria forse nella morte
«Assopirsi e nell'oblio?
» L'amore ha l'ali
»Degli immortali !
ISOTTA
»Nomi sacri all'amor Tristano e
«Questa parola: E
»Che dolce e forte
«Ti lega a me
«Sarebbe rotta,
«Tristan, dalla tua morte?
TRISTANO
«La morte o cara
«Ciò mi torria
«Che mi separa,
«Da Isotta mia?
ISOTTA
Se la parola: E
Che dolce e forte
Ti lega a me
Fosse per morte rotta
Morrian Tristano e Isotta.
TRISTANO
Se moriremo,
Noi ci ameremo
Senza fine,
Nè confine,
Senza pianto,
NelP incanto,
NelP arder del nostro amor.
Uniti in un sol volo
Fusi in un canto solo,
ISOTTA
Si noi morremo
E ci ameremo.
• TRISTANO
Senza fine.
ISOTTA
Nè confine. -
TRISTANO
Senza pianto.
ISOTTA
NelP incanto.
TRISTANO
Nelle ardenti aure divine!
ISOTTA
Uniti in un sol volo
Fusi in un canto solo.
BRANGANIA
(di dentro)
State all'erta! state alP erta!
L'ora fugge, P ombra è incerta.
no e Isotta
TRISTANO
Odi, ascolta !
ISOTTA
Io vo* spirare.
TRISTANO
Deh! ti scuoti.
ISOTTA
Io vo' sognare.
TRISTANO
Già del dì s' apron le porte.
ISOTTA
Vo* dormire nella morte.
TRISTANO
Vinceremo il Sol crudel.
ISOTTA
Voleremo insieme in ciel.
TRISTANO
Oltre il fulgor
Degli astri d'or.
a 2
Dolce notte, notte eterna
Di superna ebbrietà
Chi udì il canto
Del tuo incanto
Potria senza duol
Destarsi col sol?
Senza timore
T" ho contemplata,
Morte d'amore,
Morte sognata.
Nelle tue braccia
Gh' io mi disfaccia !
Nei dolci abissi
Gh' io m' inabissi !
43
O visione !
Illusione !
0 dolcezza
Gioia, ebrezza !
Voli e canti
Senza pianti,
Canti e voli
Senza duoli,
Morte mite
Senza orrori
Nè ferite,
Nè dolor !
Bel viaggio
Di splendor
Gelestial passaggio
Dalla vita all'amor!
Non più Isotta nè Tristano
Dove il nome torna vano...
Noi saremo
Nel supremo
Rapimento!
Nel contento
Senza fine
Nè confine!
E nel fulgor superno
D'un amor sempiterno!
(s'ode un grido di Brangania e un urto d'armi. Kurvenaldo entra
combattendo)
KURVENALDO
Salvati o Tristano!
44
SCENA III.
Spunta il giorno.
Entrano il Re, Melò, molti cortigiani. Brangania accorre
ad Isotta. Tristano copre Isotta col suo mantello,
TRISTANO
L'estremo dì
Per noi spuntò.
MELÒ
Vedi mio buon sovrano
Se il mio labbro mentì ?
E se ingannato io t'ho
M'uccida la tua mano.
Salvai P onor
Del mio, signor
IL RE
Il fatto è vero?
È realtà?
Lo guarda! è là
L'amico mio sincero!
L'eroe de la virtù !
Il suo prence tradì
Il mio cuor ei ferì.
Mi coprì d'onta e d'affanno
Con perfidia e con inganno.
E l'orribile mio fato
Da Melò fu scongiurato !
TRISTANO
(convulso)
Le larve del giorno,
Le larve aborrite,
M' affollan d' intorno !
Fuggite! svanite ! !
IL RE
Così tu parli a me? Chi mi è fedel
Se Tristan m' è rubel ?
Ah ! perì la lealtà,
Se Tristan, perduta l'ha?
Somma virtù
Smarrita sei,
Tristan perdei
Noi trovo più.
Sì, la virtù fuggìa!
Tristano mi tradìa !
Perchè a sì nero inferno
Mi dannasti, o crtidel?
0 disonor eterno
Che non redime il ciel !
O abisso orribile!
Profondo duol!
Mortai di me più misero
Non geme sotto il sol.
TRISTANO
(pietosamente)
Signore e re
Ciò che qui dovrei dire
Noi posso a te
Nè tu il potresti udire.
(verso Isotta)
Tristano partirà
Isotta il seguirà.
Sul suol dove l'adduce
Non brillerà la luce.
È una terra atra e funesta
Sempre buja e sempre mesta
Dove l' aura immota stagna
Nè s'allegra, nè si lagna.
In un eterno velo
Di tenebre e d'incanti
Vivrem raminghi amanti,
In un sopor di cielo.
In quel mondo lontano ,
Deh vieni con Tristano.
Isolina
Mia divina
Ch'io non ti preghi invano.
ISOTTA
Dalla mia vaga Irlanda
Sovra straniera landa
Isotta nel dolor già, t' ha seguita.
Or tu m'adduci e guidi
A' tuoi paterni lidi.
Dall'abisso atro e profondo
Sì, fuggiam di questo mondo,
Muta Isotta emigrerà
Ove il suo Tristan vorrà.
Amante e pia
Ella sarà... m'addita or tu la via.
(Tristano la bacia dolcemente)
MELÒ
(balzando di rabbia)
0 vile! E tu, Signor!
Soffri un tal disonor ?
TRISTANO
(estrae la spada contro Melò)
Contro me chi alzarsi osò?
Quel vii nemico
Un dì m'amò.
Ed era amico
Della mia gloria.
E a pazza boria
Spinse il mio cuor,
Con blandimenti
D'astuti accenti
L' infame mi spronò
A darti al mio signor.
47
Egli per te
Arse d'amor.
Or m' ingannò.
Tradì sua fè.
La trama ordì col Re.
In guardia sta, Melò!
(si scaglia su Melò. Duello. Tristano è ferito e cade fra le braccia di
Kurvenaldo. Isotta si precipita su Tristano. Il Re frena Melò. Gala
il sipario.)
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
SCENA PRIMA.
Giardino d'un castello. - Da un lato il castello e un'altra
torre-vedetta. - L' aspetto del castello è antico e abban-
donato.
Da una parte della scena Tristano è disteso sotto un tiglio
e su d'un letto quasi senza vita. Kurvenaldo lo veglia
inquieto. Air alzarsi della tela s' ode il canto di un Pastore
che suona sulla cornamusa.
IL PASTORE
(accenna a Tristano)
0 Kurvenaldo, ei non si desta più.
KURVENALDO
S'egli aprisse gli occhi al sol
Soffriria più fiero duol
La maga Isotta lo può ancor salvare!
Non vedi tu un vascello
Solcar Fonda del mare?
PASTORE
No, udresti una canzon
Di più vivace suon.
Dimmi, mio buon fratello,
Perchè geme Tristano?
KURVENALDO
Quale inchiesta?
49
KURVENALDO
Noi dei saper, va, torna ad esplorar
Se appar la nave e canta allora a festa.
PASTORE
(si volge e guarda)
È ancor deserto il mar.
TRISTANO
(destandosi)
Qual mesto suon !
Chi mi destò ?
KURVENALDO
Ah!
TRISTANO
Dove son ?
KURVENALDO
La sua voce echeggiò!
Tristano ! mio signor !
TRISTANO
Chi mi chiamò ?
KURVENALDO
Gioia! gioia! torna a vita!
La grand' anima smarrita.
TRISTANO
Kurvenaldo ! sei tu ? dove son io ?
KURVENALDO
Quest'è Karèl.
Questo è il castel del padre tuo.
TRISTANO
Stupori Del padre mio?
KURVENALDO
Guarda o Tristano.
TRISTANO
Qua! suono ?
KURVENALDO
È il mandriano
Che guida e protegge
Sul colle lontano
La sparsa tua gregge.
TRISTANO
La gregge mia?
KURVENALDO
Sì mio signor. Il popol tuo vegliò
Sul gregge e sul manier,
Che il mio guerrier
Abbandonò
Del popolo in poter,
Quando per alte imprese
Corse in lontan paese.
TRISTANO
In qual paese ?
KURVENALDO
In Cornovaglia
Ove vincesti fiera battaglia
Ove fiaccasti ogni rubel.
TRISTANO
Or dove sono ?
KURVENALDO
Nel tuo Castel.
TRISTANO
E come fu ?
KURVENALDO
Mei chiedi tu ?
51
Un agile vascel
Sull'onda ti portò
E il tuo fedel
Servo qui moriente ti salvò.
Ora tu sei nella tua patria antica,
Son tuoi codesti prati
Dal sole illuminati,
Tua la selva fiorita
E torna in te la vita.
TRISTANO
Ciò che narri è dunque il vero.
Vorrei dirti il mio pensiero...
Stavo quasi per morir
Ma ciò eh' io vidi ah! no! noi posso dir.
Io non vedevo il sol
Nè il mar, nè il ciel, nè i lidi.
Ma ciò eh' io vidi
Ah ! no, noi posso dir.
Io fui
Sovra un arcano suol
Tra nembi immensi e bui...
Nel più profondo
Confin del mondo...
Senza duolo, nè desio,
Tutto immerso in vasto oblìo.
Perchè tutto ciò disparve ?
0 tetre larve
Più non siete a me d' intorno.
Ah! dolor ! mi sveglio al giorno?
Ciò che mi resta ancora
Di quella placid' ora
È la memoria cara,
La memoria divina,
Della dolce Isolina,
KURVENALDO
Dischiudi ancora alla speranza il voi.
Di Kurvenaldo ascolta
Le preci anco una volta.
Morente stavi al suol
Il dì che il vii Melò
Il petto ti squarciò.
Giurai che la ferita
Esser dovea guarita
Da quella maga che per sua virtù
Già ti salvò la vita.
Vedrai la vaga fata
Possente e innamorata
Presto, dal mar,
Quivi approdar.
TRISTANO
Isotta ! o ciel !
Viene ver' me !
Servo fedel,
Sia grazia a te!
Amico vero,
Buono, sincero,
Pieno di salda fede
Qual ti darò mercede ?
Scudo tu sei
De' giorni miei,
L' uom da me odiato
Tu pur l'odiavi,
E ciò che ho amato, •
Tu pure amavi.
Del tuo signor
Reggi la sorte,
Devoto e forte
Conservi il cor.
Tu. mio sostegno
Fidato e degno
Sempre pronto al mio voler
A te sol del mio pensiero
Noto è il pianto ed il mistero.
53
Ciò che mi accora
Pur te addolora.
E questo vivo amore
Che m'avvampa
E quest' ardente vampa
Del mio core
Dir ti vorrei. Ma s' io dicessi questa
Mia passion funesta
Correresti ad esplorar
Là dei monti sulla cresta
Se apparì la nave in mar;
Chiederesti al vento, al ciel
Se qui approda il suo vascel.
Già vien ! già vien !
Superbo e bello!
Traccia un seren
Solco il vascello.
Tocca la terra...
La sponda afferra...
Lo vedi tu?
KURVENALDO
Nessun naviglio appai1.
(si ode la nenia triste del Pastore)
TRISTANO
Perchè s'ode suonar
Quel canto come un' eco
Di lagno bieco ?
Da fanciullo io 1' udìa quando mio padre
Gemeva in agonia.
E quel suòno mi feria
Quando mia madre
Dolorando morìa.
La tetra melodia
Parea cantare allor
Della mia vita il destino il dolor.
E par che a me
Dica : « Perchè
Venisti fra i viventi,
Venisti fra i tormenti,
Tra i pianti e P ire? » 9
Odo cantar
La nenia e dire:
« Per sognare e morire. »
No il suo senso è ancor più forte
» Sognar! sognar!
» Sognar fino alla morte,
»E morir di martire:
«Moribondo al suol giacea
«Sangue e vita io già perdea
«Su pel ciel s'udì un lamento
«E le vele sotto al vento
»Vincevan la marea
«Ma poi nel seno
«M* arse un veleno
«Liquor ! liquor !
«Divorator 1
I miei lamenti
I miei tormenti
Fur gli alimenti
Del mio velen.
Le illusioni
Le visioni
E le canzoni
Che avea nel sen
Grebber la fiamma
Che sì m? infiamma.
Filtro ! odiato tu sei da me
E maledetta chi a me ti diè.
KURVENALDO
O mio signore
Fatai follìa!
Amare ! Amore ! .
Malìa ! malìa!
Caduto è al suol
Fiaccato ha il voi !
Cadtfe imprecando al suo conforto
E al suo lungo dolor.
Ah ! sei tu morto ?
O vivi ancor ?
L' anima tua spirò ?
No ! gioia ! no !
Ei vive ancora e volge il guardo al ciel !
TRISTANO
Parla... vedi il vascel ?
KURVENALDO
La nave adesso
Sarà già presso
Non può tardar.
TRISTANO
Sul vascello Isotta vien...
Vedi il volto suo seren...
Dimmi or sù!
Di' ! non la vedi più?
Io la vedo navigar
Sulle calme onde del mar
Là fra un nembo di vapori,
Va solcando l'alghe e i fiori.
Sì! Mi risponde e poi sorride...
Ridono 1' onde quand' essa ride
0 Kurvenaldo!
Le vedi tu
Venir dal mare
Le vele chiare ?
Va ! corri su !
Alla vedetta...
Esplora e aspetta.
KURVENALDO
Gioja! il vascel ! lo vedo veleggiar...
TRISTANO
Isotta vive e mi desia.
Più non potrebbe la morte ria
Rapirmi Isotta!
KURVENALDO
Olà!
Olà ! Voga ! Voga
Con rapida foga
Volando sen va !
TRISTANO
Qual è la bandiera?
KURVENALDO
È bianca e leggera.
.Più lieve d'un tel.
TRISTANO
Isotta, Isotta mia,
Accelera la via!
KURVENALDO
Dietro lo scoglio - sparì il vascel.
TRISTANO
Dietro lo scoglio - o ciel ! o ciel !
Tra i vortici del mar
Tu lo vedi affondar.
T' è noto il timonier?
KURVENALDO
È un vecchio nocchier.
TRISTANO
È forse un traditor !
KURVENALDO
Fedele egli è
Al par di me.
57
TRISTANO
Vedi il vascel ?
KURVENALDO
Non più !
TRISTANO
Ciel ! quale orror !
KURVENALDO
Heiha! heiha! heiha! riappare ancor!
TRISTANO
O Kurvenaldo, amico mio fedel,
Io t'offro in dono questo mio castel!
KURVENALDO
La nave s' appressa.
TRISTANO
È dessa ! sì, è dessa !
KURVENALDO
Nel porto, già entrò
Isotta! Balzò
Ratta dal ponte al suol.
TRISTANO
Sù! Presto! discendi !
La mano le stendi!
KURVENALDO
Sì, corro al naviglio
Che reca la sposa.
Ma tu sul giaciglio
Rimani e riposa.
(Kurvéfcaldo sf è attontsmato]
TRISTANO
O gaio sole
O dolce giorno !
Tutt' arde ed ole
A me d' intorno.
Fremon le vene
Di vita piene.
Serena e pura
È la natura.
Almo diletto
M' infiamma il p^tto...
M' ergo da terra !
Un Dio m'afferra!
L' eroe Tristano
Possente e forte,
No, vinto invano
Non ha la morte!
A prezzo del mio sangue
Io fei Moroldo esangue,
E dopo l'aspra lòtta
Alfin ritrovo Isotta.
Ah! sì, mio cor,
Palpita ancor !
Mali e ferite
Or son svanite!
Essa s' avanza
La mia speranza!
Sul mondo, ah! no, non
Uom lieto al par di me.
(balza dal letto)
ISOTTA
(di dentro)
Tristan !
TRISTANO
Santo miraggio !...
M' abbaglia un raggio !.
Già spento s' è!...
Isotta!... ahimè !...
59
SCENA II.
Tristano e Isotta.
ISOTTA
Tristano !
TRISTANO
Isotta !
(muore)
ISOTTA
Son io ! son io !
Qui m'ha condotta
L'angelo mio!
Sei muto ancora?
Sol per un'ora
Destalo o ciel !
Soffersi tanto 1
Vivea nel pianto
Vivea lontano
Dal mio fedel ,
Dal mio Tristano !
Ciel ! la tua mano
È come un gel.
Non m'odi tu?
Non vedi più?
La tua ferita
Sanare io vo\
Tutta la vita
Ti veglierò.
Vien sul mio seno! Vien! Tristano! o ciel!
SCENA III
Kurvenaldo è ritornato ed ha assistito alla scena.
Tumulto d'armi. Entra il Pastore.
PASTORE
0 Kurvenaldo! vedo un vascel...
KURVENALDO
(furibondo)
Morte ed inferno! sorte crudeli...
Ora Melò - quivi approdò.
(Kurvenaldo ed il Pastore difendono la porta)
IL PILOTA
Qui presso or s' è
Fermato il Re.
Siam minacciati
Siamo assediati !
KURVENALDO
Finch' io vivrò
Tristan difenderò !
BRANGANIA
(di dentro)
Isotta! Isotta!
KURVENALDO
Brangania di',
Chi cerchi qui ?
BRANGANIA
Rispondi a me!
Isotta ov' è ?
KURVENALDO
Tradir mi vuoi!... Paventa!
MELÒ
(di dentro)
Indietro,
Nessun mi fuggirà !
KURVENALDO
[con uno scroscio di riso terribile)
Tu dai fulmini miei
Sei colto! e morto sei.
(si scaglia su Melò e lo uccide)
61
MELÒ
(spirante)
Ahimè ! Tristano...
BRANGANIA
(sempre di dentro)
Insano ! insano !
T'accieca l'error.
KURVENALDO
(ai suoi)
Tutti con me! Furor!
(combattimento)
IL RE
(entra in scena)
0 tracotante,
Non farti avante!
KURVENALDO
Morte qui è!
La brami o re
L' avrai !
IL RE
T' arresta !
BRANGANIA
(slanciandosi verso il proscenio)
Isotta ! o cielo ! o Dei !
In vita ancor tu sei !...
(Kurvenaldo entra gravemente ferito)
IL RE
Ov' è Tristano?
KURVENALDO
Ei giace qui!
Egli morì!
(cade ai piedi di Tristano)
IL RE
Tristano, Tristano! Isotta, ahimè!
KURVENALDO
Tristan, crudele
Tu sei con me...
Il tuo fedele
Viene con te.
(muore)
IL RE
Morti!
O tu, il migliore
Dei miei conforti!
u il re tradisci ancora, or eh' egli vien
Per stringerti al suo sen !
Orsù ti desta
Scuoti la smorta testa,
Amico mio crudel !
BRANGANIA
Ed ora ascoltami
Isotta mia,
Regina pia !
Dissi il mistero
Dell'elisir.
Il Re qui allora
Volle venir.
Spinse la prora
In alto mar per darti il suo perdono.
IL RE
(a Isotta)
Se tu mi avessi detto
L'alto mistero che chiudevi in petto,
Io t' avrei, perdonato
E avresti a sposo
Quel valoroso
Ed io beato
Sarei per te!
63
BRANO A NI A
Isotta ! Isotta ! e tu perdona a me !
ISOTTA
(attonita senza comprenderà le parole che le si rivolgono contempla Trist.)
Dólcamente,
Mollemente
Dorme, dorme il fido amor.
Deh piangete
Noi vedete?
Sul suo crine
Le divine
Luci belle
Delle stelle
Spargon raggi di splendor.
Deh piangete!
Noi vedete?
Langue mesta
La sua testa,
Dal suo labro
Di cinabro
Più non vola
La parola.
Deh ! piangete!
Noi vedete?
Odo un canto - un inno santo
Di sereno - incanto pieno.
Sale a Dio l'etereo coro
E penètra
Su per l'etra
Su pel ciel - di rosa e d'oro
Come un'onda
Come un fumo ,
Che m'innonda
Di profumo.
Ch'io t'ascolti o vago suon !
L'alma e il senso in gaudio immenso
Son travolti in abbandon.
Mar di letizia!
Mar di delizia!
Eco d'un Dio
Soave e pio !
Fuggo dal mondo
M'innalzo a voi,
Dentro il giocondo
Raggio del sol.
(Isotta quasi trasfigurata, cade mollemente fra le braccia sul ca-
davere di Tristano. - Stupore, emozione generale. Il Re benedice
i cadaveri. - La tela cala lentissima.)
FINE.